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Nota del Curatore
Il presente volume di Padre Giuseppe Castronovo «Le glorie di Maria SS. Immacolata sotto il titolo di Custonaci» s’inserisce in perfetta armonia con le gesta dei «Padri ericini» che, sulla scia della tradizione della Chiesa, nella seconda metà del secolo XVI favorirono la nascita di questa importante devozione mariana. L’associazione «Maria SS. di Custonaci - Civitas Mariae», al fine di riscoprire e di diffondere anche dal punto di vista storico-culturale il culto medesimo, ne ha dunque promosso, in occasione dei 150 anni dalla sua prima pubblicazione (Palermo - 1861), la ristampa. Il volume, che ripercorre con un’assoluta dovizia di particolari la cronistoria della «Madonna di Custonaci», è oggi ormai pressoché introvabile ed è collocato temporalmente in piena epoca risorgimentale, risultandone, anche alla luce dell’alto senso patriottico posseduto dall’autore, ovviamente influenzato in particolar modo nelle pagine di presentazione.
Tuttavia in questa sede ci appare naturale, seppur brevemente, commemorare la figura del Castronovo che nacque ad Erice il 29 giugno 1814 in una famiglia benestante e frequentò il seminario di Mazara del Vallo, prendendo i voti nel Domenicano Convento di Sciacca. Il prelato ericino conseguì, successivamente, a Roma la «Laurea in Sacra Teologia» e fu socio corrispondente dell’«Accademia delle Scienze e Belle Arti», membro della «Società di Storia Patria di Sicilia» e socio dell’«Accademia Cattolica di Palermo». Il 21 novembre del 1868, inoltre, il Consiglio comunale di «Monte San Giuliano» deliberò all’unanimità la sua elezione a primo direttore della biblioteca comunale intitolata a «Vito Carvini» e che era sorta l’anno precedente. La sua lunga direzione (1868-1893) venne caratterizzata, peraltro, da una scrupolosa attenzione verso il recupero, e la prima catalogazione, di numerosi manoscritti che, a seguito dell’entrata in vigore della «legge Siccardi» (7 luglio 1866) che scioglieva le corporazioni religiose, provenivano dai numerosi edifici di culto presenti in «Vetta».
Il contatto quotidiano con questi testi fece sì che il Castronovo si cimentasse direttamente nella produzione di numerose, ed importanti, opere letterarie che riguardavano, soprattutto dal punto di vista religioso, storico, artistico e socio-politico, la città di Erice. Questa profonda conoscenza delle vicende ericine contribuì, certamente, non poco a fargli intuire prima di molti altri, ed oggi diremmo in tempi assolutamente non sospetti, che lo spopolamento della «Vetta» si sarebbe sempre più acuito nel tempo. A suo modo di vedere l’inarrestabile esodo dei cittadini verso le frazioni dell’antico ager ericinus avrebbe ineluttabilmente provocato, attraverso delle ripercussioni dal punto vista sociale, il tramonto del capoluogo, per questo propose già nel 1869 di spostare il centro amministrativo sull’altipiano di Ragosia (Valderice).
A rigor di logica può anche darsi che questa lungimiranza del Castronovo sia stata favorita proprio dal forte legame che lo univa sentimentalmente «ai paterni poderi», ubicati non a caso nella borgata di Custonaci (per l’esattezza nell’odierna frazione di Assieni), ed alla Madre Celeste da cui ne prendeva il titolo ed a cui dedicò, a seguito della rivendicazione da parte della città di Trapani di possedere nientemeno che il Quadro originale, gran parte dei suoi studi. Per dimostrare, ancora una volta, quanto fosse intimamente legato alla «Madonna di Custonaci» volle dare alle stampe, oltre al presente volume, anche i cenni biografici del sacerdote ericino Carlo Mazara, che in quel di Castelvetrano, alla fine del XVIII secolo da cappellano dell’antico ospedale e da rettore dell’attigua Chiesa di «Sant’Antonio Abate», ne aveva ampiamente diffuso il culto a protezione, in particolare, dei cosiddetti «siniàra» (agrumari).
Un sentimento d’amore sincero, dunque, verso la cittadina collinare e che è giunto fino a noi in maniera assolutamente nitida grazie alle parole proferite, durante l’elogio funebre, dal Canonico Andrea Messina, quando rievocava che «in mezzo al piacevole sito del suo Assieni, vera oasi all’entrata in monti dirupati e deserti, […] soventi volte, Ei ricordavalo con sentito piacere, rampicando su per le bricche o seduto sui fianchi occidui del Libeccio, giogaja ultima degli Appennini siculi, visitato nelle guerre puniche dalle aquile romane e dai mercenari della Libia, sopra il rialto di Muxiara, allungava lo sguardo a mare, ove un tempo si davano la caccia le navi di Roma e di Cartagine e dell’allora fiorente Siracusa. Sul lido di questo mare stesso, a piè di Cofano, in tempi più vicini, i nostri maggiori al cessare d’una procella, videro da un naviglio francese, scampato miracolosamente al naufragio, depositarsi, per voto dei nocchieri, una Pittura della Diva con bambino poppante. Onde sulla collina di Custonaci torreggia il Santuario di Essa, che tiene in sua mano il cuore dei figli ericini». Questo legame spirituale fu di fatto inscindibile prova ne sia che fino alla fine dei suoi giorni terreni Padre Castronovo, che mancò ai viventi il 26 marzo 1893, ebbe in animo di esaltare «Maria SS. di Custonaci», lasciando - in eredità al Beneficiale pro-tempore della «Chiesa di San Giovanni Battista» ad Erice - «un antico quadro ad olio a doppia cornice indorata coll’obbligo di esporlo al culto pubblico».
Oggi, infine, in un frangente storico che, anche a seguito della recente nomina (avvenuta il 26 agosto 2009 su disposizione del Vescovo di Trapani S.E. Mons. Francesco Miccichè) della città di Custonaci a «Civitas Mariae», sembra, finalmente, riaccendere i riflettori della Fede su questo importante culto mariano della Sicilia occidentale e nel pieno rispetto della volontà dell’autore si è, dunque, ritenuto doveroso promuovere la ristampa di questo volume, che vuole idealmente rinsaldare, attraverso proprio le adamantine pagine vergate nel lontano 1861 dal Castronovo, quel antico legame, non solo religioso ma, di fatto, anche culturale, tra tutte quelle popolazioni che per secoli e secoli hanno manifestato una sincera, quanto viscerale, devozione verso a «Bedda Matri» di Custonaci.